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Responsabile del settore: Claudia Franconi
Dalla vita quotidiana alle relazioni sociali, dal sistema economico all’amministrazione pubblica, occorre analizzare approfonditamente il nostro modo di “abitare la terra” e programmando un nuovo modello di sviluppo basato sulle questioni sociali, ambientali ed economiche poste sullo stesso piano in quanto inscindibili. L’ARCI s’impegna sul fronte dei diritti e della giustizia sociale a fianco dei meno fortunati. Tuttavia, non può esserci impegno a fianco degli ultimi se non si prevede allo stesso tempo la tutela delle risorse naturali e l’uso di energie alternative, né possiamo immaginare un’azione per la finanza etica senza l’obiettivo di un nuovo sistema economico che dia le basi ad un modello di sviluppo “davvero” sostenibile, e la stessa cosa vale per la lotta in difesa dei lavoratori se non viene affiancata dalla promozione dei diritti dei popoli. Pensare a ciò che si vuole produrre nell’ottica secondo cui Ogni prodotto ha alle spalle uno Zaino ecologico dato da tutte le risorse necessarie a produrlo. L’importanza di ridurre questo zaino sta nella ricerca di una progettazione che sappia tener conto della produttività delle risorse, l’ecoefficienza, la sostituzione dell’acquisto di beni con servizi. Un sistema di produzione che intenda affrontare in modo positivo le crisi del nostro tempo deve saper coniugare ambiente e giustizia, interagire con la società civile considerando i vari meccanismi di certificazione sono un primo importante passo per una miglior gestione delle problematiche ambientali e sociali. Il cambiamento globale avviene attraverso la partecipazione alla politica e attraverso nuove forme di governo locale come agende 21. Come Comitato ARCI pensiamo sia fondamentale proporre un modello locale di governo della globalizzazione che non allontani i problemi del territorio, ma li affronti anche in un confronto critico con le istituzioni nazionali e sovranazionali. Favorire il locale come luogo di partecipazione attiva, incontro, di relazione, di confronto tra persone e culture diverse esaltando al tempo stesso la rivitalizzazzione della biodiversità storica, geografica ed ecologica, tramandata in forma viva e non museale. Com’è il mondo migliore che vogliamo? Auspichiamo un’energia senza petrolio, uno sviluppo senza crescita, un benessere senza consumismo, una ricchezza senza ingiustizia, denaro senza speculazione e lavoro senza competizione, una partecipazione reale senza delega e una conoscenza che vada oltre la televisione. Un’utopia? Una speranza senza fondamenta? La speranza è una cosa buona che stimola al miglioramento ed impedisce l’accettazione passiva di decisioni prese da altri e piovute dall’alto. Crediamo in un mondo in cui gli esseri umani debbano stare al centro e dove l’ambiente goda del rispetto che gli si deve in quanto Casa Comune. Se smettessimo di sperare sarebbe un vero dramma perché è grazie alla speranza di alcuni che il mondo è progredito rispetto al tema dei diritti. |