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Il Circolo Arci di Castelnuovo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Jeff Hoffman   
martedì 08 maggio 2007
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Il Circolo Arci di Castelnuovo
Pagina 2

Siamo all’inizio del 900 in un contesto sociale di grande miseria sociale e culturale, vivere significava una dura lotta per l’esistenza; l’orario di lavoro era scandito dal sole, la mortalità infantile segnava le famiglie e le campane del paese annunciavano notizie che non avremmo voluto sentire, le morti infantili. In simili situazioni nasce  la solidarietà fra i deboli, fra i meno fortunati e fra gli oppressi, è sempre stato così. Il popolo di Castelnuovo si organizzò per aiutare i malati, per creare le condizioni per portarli in ospedale, per dare aiuti e solidarietà a chi ne aveva bisogno. Nacque così, prima la Società di Mutuo Soccorso e successivamente la Cooperativa di consumo ed il Circolo come luogo di ritrovo per i paesani. L’avvento del fascismo, con tutti gli elementi di violenza che conteneva, cercò di abbattere ciò che gli operai avevano ottenuto e realizzato; si volle colpire il simbolo di chi contrastava la dittatura nella remota ma attiva frazione di Castelnuovo Mdia. All’interno dei circolo vennero selvaggiamente aggrediti Icilio Branchetti e il fratello Rolando, allora un giovinetto che cercò solo di difendere il fratello. I fratelli Branchetti rappresentavano ciò che definiremmo “l’aristocrazia operaia”, i figli di Giovanni, il promotore della Società di Mutuo Soccorso. Una famiglia di grandi autodidatti che subirono tutta la violenza dei fascisti. In seguito Icilio diventò il Presidente del Comitato di Liberazione e Assessore Comunale. I figli, Lido e Filiberto, diventarono anch’essi dirigenti politici del circolo e della Cooperativa. Il periodo fascista tenterà di cancellare la storia,le origini di questa istituzione fino al momento in cui, il 12 Luglio 1944 il CLN entrerà finalmente nella sua sede naturale. Il Comitato di Liberazione, costituito dai partiti antifascisti, troverà solo macerie. I repubblichini in fuga avevano portato via la cassaforte della cooperativa e quel poco che c’era rimasto. Lo spaccio Coop rimase vuoto ed il circolo privo di tutti i generi, persino dei tavoli e delle sedie. Intanto arrivarono gli americani, c’era ancora la guerra, un periodo di dura lotta e di grandi difficoltà ma ricco di slanci ideali e di grande passione e partecipazione; si ripartì da quel poco che c’era, mettendo ognuno quelle poche lire possibili e  tanto volontariato fu ricostruita la possibilità di far vivere il circolo e con esso tutta la vita democratica, la ccoperativa, i partiti politici e il CLN. Erano gli anni in cui a poche centinaia di km Aldo Capitini ideava “La Marcia della Pace” Perugia – Assisi, e promuoveva, inascoltato, la partecipazione e la democrazia partecipativa. Gli anni della Costituzione. Il Circolo fu preso in gestione dal Fronte della gioventù, espressione dei partiti politici che dettero vita al CLN. La gente, dopo la tragedia della guerra assaporava la vita democratica e la partecipazione, molti giovani impararono la democrazia e le sue regole in quei tempi che adesso sembrano velati di eroismo. I fatti successivi dimostreranno quanto la vita democratica, i partiti, le associazioni vivevano in un contesto che non poteva fare astrazione dai fatti nazionali e internazionali. L’avvento della guerra fredda e la cacciata delle sinistre dal governo nazionale provocarono divisioni anche alla base, tra la gente. Dai documenti possiamo osservare quanto furono decisivi gli eventi nazionali ed internazionali per la rottura della gestione del circolo. La divisione si allargò anche all’interno del governo e successivamente nel sindacato. Questi fatti segnarono una grave frattura fra i laboratori  nelle loro stesse organizzazioni, e la vita all’interno del circolo si fece sempre più difficile. La vita democratica subì un empasse, mentre il periodo di Scelba determinò disorientamento per i sistematici interventi polizieschi, tuttavia, il senso di responsabilità, la passione, lo spirito di sacrificio e la speranza di un mondo migliore resero possibile , nonostante tutto, la crescita del Circolo. Con la nascita dell’Arci e l’ adesione del Circolo l’istituzione si consolidò. Il periodo successivo non è privo di errori e di limiti; dovevamo difendere l’unità che invece fu rotta da altri; una volontà di rottura che i soci fondatori dovettero subire. Dovevamo far vivere lo spirito umanitario con più forza, avremmo dovuto rivolgerci alla società con maggior spirito democratico; il circolo non deve essere una nicchia ma un momento vitale di partecipazione, un luogo aperto alle iniziative sociali e culturali. Tardammo anche a comprendere i cambiamenti della società con gravi ripercussioni nella partecipazione e delle adesioni al Circolo. Successivamente il Circolo acquisì sempre più autonomia politica. Fu possibile allargare lo spazio del circolo e si aprì una complicata trattativa con la Coop. Una difficile partita sul futuro dello stesso Circolo e della Cooperativa. Non tutto andò per il meglio, passammo momenti difficili mettendo in discussione la vita del Circolo, ma infine, le intuizioni di qualche dirigente che veniva preso quasi “per matto”, resero possibile la ripresa. I problemi di adesso sono quelli della quotidianità. E’ necessario crescere e fare del Circolo il luogo del tempo libero ma anche quello della presa di coscienza dei problemi, un luogo frequentato da tutti i cittadini democratici che vogliono una società più giusta e solidale. “Insomma, un vero e proprio Circolo Arci”!


Ultimo aggiornamento ( lunedì 04 giugno 2007 )
 
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