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Manifestante ucciso a Londra |
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Scritto da jeff hoffman
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giovedì 09 aprile 2009 |
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 VOGLIAMO PIU’ SICUREZZA!!
Un altro manifestante ucciso dalle forze dell’ordine. Poco cambia che siano italiane o britanniche, rappresentano le forze dell’ordine della fortezza europa. Genova 2001. Londra 2009. Intanto gli agenti della polfer di Milano picchiano a morte un clochard ospite abituale della stazione ferroviaria e dell’attiguo albergo popolare. E ne nascondono le prove. Tutto questo non è accettabile e ci obbliga ad una più approfondita riflessione sugli anni passati e sulla strada imboccata da questo paese e da parte dell’Europa. Siamo inorriditi dalla violenza usata dai rappresentanti dello stato e della legge. Ancora più grave se è rivolta verso dei manifestanti. Quel signore a Londra non sembrava neanche un violento black block anarchico insurrezionalista, anche se questo non avrebbe cambiato le cose di una virgola! La vittima era una persona comune, stufa delle ingiustizie sociali ed economiche che tutti stiamo subendo. Quelle che nel 2001 erano istanze dei no global adesso sono volontà popolare e consapevolezza condivisa dalla middle class di mezza Europa, quella che sta pagando la crisi. Le televisioni hanno mostrato solo manifestanti violenti, come sempre, ma per strada c’erano migliaia di lavoratori esausti dallo sfruttamento. La vittima era uno di noi, ed era sceso in piazza per esternare il proprio dissenso verso un sistema che ci sta schiacciando sempre più in basso, dove la luce dei diritti non arriva. Bush gli avrebbe appiccicato addosso l’etichetta di terrorista ma era solo un lavoratore. Tutti quelli fuori dal suo giardino erano terroristi secondo l’ex presidente bush, ma nessuno poteva esserlo quanto lui. "Questo video mostra chiaramente un attacco provocato da un poliziotto contro un passante. E' disgustoso. Ci dovrebbe essere un'indagine a tutto campo", ha dichiarato David Howarth, portavoce per la Giustizia del partito d'opposizione Liberal Democratico. Noi riteniamo che quando le forze dell’ordine iniziano ad uccidere e a torturare i manifestanti la democrazia sia in serio pericolo. E’ già accaduto in passato con il nazifascismo. “Non c’è più sicurezza per i cittadini” dovremmo dirlo noi adesso. Non possiamo più manifestare dissenso, né scioperare né scendere in piazza. C’è crisi. Se si separa l’enfasi delle dichiarazioni conclusive del G20 dalla concretezza delle misure annunciate, la valenza principale del summit è stata di ammettere la dimensione epocale della crisi in atto che non è solo finanziaria, ma riguarda il meccanismo di crescita economico-sociale e gli equilibri economico-politici maturati a partire dagli anni ’70, quando finì la cosiddetta “età dell’oro” nel secondo dopoguerra. E’ in crisi l’intero sistema capitalistico, noi dobbiamo fare in modo che non sia una crisi distruttiva per lo stato di diritto e per la democrazia sancita dalla nostra Costituzione. Prima che sia tardi.
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 03 marzo 2011 )
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