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Scritto da Mario Croce   
domenica 07 giugno 2009

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di Mario Croce
Caccia agli ecocriminali
Disastro ambientale? È un crimine contro l'umanità. L'accademia internazionale delle scienze ambientali - Iaes - presieduta dal premio Nobel per la pace 1980, l'argentino Adolfo Perez Esquivel, ha lanciato ieri a Roma la campagna internazionale di raccolta firme «Justice for Planet», a sostegno della creazione di una corte penale europea e internazionale dell'ambiente, con giurisdizione sui disastri ambientali che sarebbero così qualificati come crimini contro l'umanità.
L'iniziativa ha preso piede a partire dalla Carta di Venezia 2006, sulla base del principio del «chi inquina paga». I disastri ambientali, denuncia l'associazione sostenuta da numerosi premi Nobel, giuristi, ambientalisti e personalità di spicco del panorama politico mondiale come il Dalai Lama, non interessano solo i confini nazionali in cui avvengono ma inevitabilmente coinvolgono il mondo intero, sia per diretta implicazione negli incidenti, si veda i drammi di Chernobyl, sia per l'impatto climatico che comportano, basti pensare alle miriadi di incidenti di petroliere che nel tempo hanno riversato in mare milioni di galloni di petrolio grezzo.
La campagna punta alla sensibilizzazione della popolazione mondiale, per arrivare a un virtuoso connubio tra la forza dei popoli e quella delle istituzioni che risulti capace di premere affinché, attraverso emendamenti allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, che devono essere approvati da almeno due terzi dei paesi firmatari, si amplino i confini della giurisdizione della corte dell'Aja per accogliere il disastro ambientale tra i crimini contro l'umanità. Come primo passo, si punta però a un'azione circoscritta all'Ue che, mostrando unione e compattezza sul tema ambientale, potrebbe in tempi più stretti arrivare alla creazione di una Corte penale europea dell'ambiente, servendo da stimolo per un successivo ampliamento del tema a livello globale. «Non possiamo puntare direttamente alla modifica dello Statuto di Roma - denuncia Laura Greco dell'associazione «A sud» che collabora all'iniziativa - ma è nostro compito sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale sul tema ambientale, offrendo alle istituzioni internazionali una proposta concreta di contrasto ai disastri ambientali». Ma non basta. Troppo spesso deforestazioni, inquinamenti fluviali, contaminazioni di meravigliosi paesaggi, animali e uomini a causa dell'utilizzo scriteriato dei più svariati intrugli chimici, hanno visto i responsabili impunti, immacolati davanti alla legge perché non era stata precedentemente fotografata l'area in cui i loro impianti hanno causato tali disastri.
Questo, insieme alla mancanza in vari paesi sottosviluppati o in via di sviluppo di una giurisprudenza che preveda reati contro l'ambiente, non permettono a nessuna organizzazione internazionale di inchiodare le aziende alle loro responsabilità. Al fine di coadiuvare il lavoro del tribunale internazionale, la Iaes ha dunque annunciato l'imminente costituzione in Villa Herion a Venezia, di un Osservatorio giuridico-storico-scientifico con il compito di elaborare una banca dati che comprenda ogni area geografica del globo.
L'attività dell'accademia proseguirà con il Venezia World forum 2009. Il 2 e 3 ottobre prossimi una conferenza per l'istituzione della corte penale internazionale dell'ambiente ospiterà capi di stato e di governo, premi Nobel, rappresentanti di istituzioni internazionali ed europee, del mondo accademico e della società civile che avranno l'opportunità di dimostrare insieme il loro impegno per proteggere la Terra.

 

 
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