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Scritto da Luca Bernardini
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mercoledì 12 agosto 2009 |
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 All’inizio di quest’anno la Chiquita, il gigante americano delle banane, si è unita alla Dole, azienda leader a livello mondiale per produzione e commercializzazione di frutta e verdura, in uno scontro frontale con il governo honduregno di Manuel Zelaya, reo di aver alzato la paga base dei braccianti del 60%.
Le condizioni nelle piantagioni Chiquita sono state descritte così dal Colsiba, il sindacato degli operai agricoli honduregni: «Orario di lavoro dalle 6.30 alle 19.00. Le mani dei braccianti bruciano dentro i guanti di gomma. Alcuni di loro hanno solo 14 anni. Spesso vengono esposti al Dbcp, un pericoloso pesticida che può provocare sterilità, cancro e malformazioni fetali». Ma la multinazionale delle banane invece si è preoccupata della nuova regolamentazione statale poiché avrebbe abbassato drasticamente i loro profitti, imponendo alla ditta di sostenere costi maggiori di quelli ad esempio concordati in Costarica: 0.20$ in più per gli ananas e 0.10$ per le banane, per ogni 15 Kg raccolti dall’agricoltore... briciole. Quando il decreto sulla paga minima è stato approvato, la Chiquita si è appellata all’Honduras National Business Council (Cohep), che riunisce circa 60 associazioni di industriali e camere di commercio, con una vasta ramificazione in ogni settore dell'economia. Secondo lo stesso sito web, la Cohep sarebbe il braccio tecnico e politico del settore privato in Honduras, favorirebbe gli accordi commerciali e fornirebbe "supporto critico" al sistema democratico locale. L’organizzazione si è espressa a favore della Chiquita, asserendo che l'aumento della retribuzione base avrebbe comportato inevitabilmente la perdita di posti di lavoro e l'aumento della disoccupazione. Inoltre la comunità internazionale non dovrebbe imporre sanzioni economiche al governo golpista, perchè questo peggiorerebbe i gravi problemi politici del Paese. Il presidente Cohep Amilcar Bulnes nel frattempo ha espresso il suo supporto al regime di Roberto Micheletti e rileva come le condizioni politiche del Paese non siano favorevoli a un ritorno del presidente legittimo Zelaya. La Chiquita è famosa per la sua politica di coalizioni sottobanco in America Latina. Ad esempio nel 1990 la compagnia strinse alleanze con gruppi paramilitari della estrema destra in Colombia. Chiquita si spinse a pagare più di un milione di dollari il personale, sostenendo di averlo fatto solo per ottenere servizi di protezione, ma il sospetto è che i finanziamenti siano stati utilizzati per contrastare le rivendicazioni operaie. Nel 2007 infatti Chiquita sborsò 25 milioni di dollari per regolare l'inchiesta del Dipartimento di Giustizia Americano su quei pagamenti. La company americana ha così avuto l'onore di essere la prima compagnia accusata di stringere accordi finanziari con una organizzazione terroristica. Non sarebbe sorprendente dunque che attraverso il Cohep la Chiquita cerchi l’appoggio del governo illegittimo di Micheletti per revocare il decreto sulla paga minima.
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 12 agosto 2009 )
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