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Continuano i respingimenti in Libia: le Ong denunciano le violazioni della Convenzione di Ginevra alla Corte penale internazionale  75 profughi provenienti da Somalia ed Eritrea (e quindi con i requisiti per ottenere asilo politico) sono stati respinti in Libia dalle autorità italiane in data odierna. A nessuno di loro è stata concessa la possibilità di chiedere protezione internazionale. I profughi, a bordo di un gommone, sono stati fermati 20 miglia a sud di Capo Passero. Prima del respingimento, erano stati assistiti da una motovedetta maltese e scortati fino alle acque territoriali italiane, come da loro richiesta. I migranti, fra i quali vi erano alcuni malati, donne e bambini, avevano comunicato alle autorità maltesi di aver intenzione di chiedere asilo in Italia. Il gruppo EveryOne allertava immediatamente l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati affinché vigilasse sul rispetto della Convenzione di Ginevra da parte del governo italiano e sulla concessione ai profughi, nel rispetto degli accordi internazionali, profughi dell'opportunità di presentare domanda di asilo. L'Alto Commissario si attivava immediatamente, ma le Istituzioni italiane prendevano una decisione repentina, che non consentiva alcun intervento. Intanto dalla Libia, dove si trova per i festeggiamenti in occasione del primo anniversario della firma del Trattato di amicizia e cooperazione tra Italia e Liba, il primo ministro italiano Silvio Berlusconi chiedeva al regime di Gheddafi un rigore ancora maggiore contro l'emigrazione dall'Africa verso l'Italia. In seguito al respingimento, l'Alto Commissariato diffondeva una nota, esprimendo grande preoccupazione. Secondo Laura Boldrini, portavoce in Italia dell'Unhcr, la politica dei respingimenti si traduce "in una forma di penalizzazione nei confronti dei richiedenti asilo, persone in fuga da guerre e persecuzioni che hanno diritto ad ottenere protezione umanitaria e asilo. E' il caso dei 75 migranti riportati oggi a Tripoli che, secondo le prima informazioni, sarebbero somali, un paese che da circa vent'anni vive in condizioni di completa anarchia, una situazione che colpisce sopratutto la popolazione civile". Il Gruppo EveryOne ha annunciato che presenterà, insieme a una rete di Ong, una denuncia alla Corte penale internazionale de L'Aja. "I giudici della Corte penale internazionale stanno già valutando le politiche xenofobe contro i Rom," dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell'organizzazione, "ed è auspicabile che si pronuncino con urgenza anche contro questi aberranti crimini umanitari. Lasciar passare nell'indifferenza queste violazioni degli accordi internazionali che sono alla base della civiltà e della democrazia significa stracciare in un solo momento la Carta dei Diritti Fondamentali nell'Unione europea, la Convenzione di Ginevra, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani".
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