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Scritto da jeff hoffman
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sabato 26 settembre 2009 |
 In relazione al Clandestino day l’Arci Bassa Val di Cecina mira più lontano e richiama amministratori e attivisti ad una riflessione allargata sul tema razzismo e disparità sociali: “Arrivo a dire che stiamo condannando una gran parte di esseri umani ad essere rifugiati ambientali, alla deriva, come i barconi di migranti evidenziano”. Così esordisce Il sociologo e cofondatore del forum sociale mondiale con cui concordiamo pienamente, Candido Grzybowski, in documento programmatico per un’”altra economia”: “Siamo di fronte alla crisi della civilizzazione industriale in quanto tale, e dei suoi modelli di organizzazione economica e politica –quella dominante capitalista e quella sfidante e subalterna socialista-della società. Una scommessa fondamentale per cambiare tutto è ricollocare al centro i beni comuni, che sono la condizione della vita per tutti gli esseri umani.” L’Arci ritiene che “si può fare” ma ci vuole coraggio da parte dei politici e fino a questo momento di coraggio non se ne avverte neanche un lontano segnale. Le amministrazioni locali stanno continuando sulla strada di sempre: tutto ruota intorno alla produzione selvaggia inseguendo la mera illusione dell’occupazione che troverebbe maggiori soluzioni se politica e industria investissero fortemente su energie alternative e produzioni sostenibili. Il decreto per regolarizzare colf e badanti è stato uno dei tanti bluff mediatici del governo. I nostri sportelli sono stati assaliti da richieste di informazioni nei primi giorni di settembre ma le domande effettivamente presentate ai nostri sportelli sono veramente poche. Nel frattempo è morto un altro operaio edile marocchino nel nord e guarda caso era al suo primo giorno di lavoro. I lavoratori immigrati contribuiscono a pagare le nostre pensioni ma se vogliono essere assunti vengono spesso costretti a pagare le 500 euro che secondo il decreto salvafaccia sarebbero a carico dei datori di lavoro. E non è escluso che vengano anche taglieggiati. Altro che emersione dal lavoro nero! Il problema sta nel modello dominante e l’unica speranza di cambiamento è nella cittadinanza attiva. L’attuale crisi economica ci obbliga a fare un’analisi allargata di certe questioni: L’industria locale ha prodotto ricchezza per le misurazioni del pil ma ha causato danni irreparabili a noi e alle future generazioni, vicine e lontane. Si parla di cambiamenti climatici solo perché Obama ha inserito il tema nell’agenda politica internazionale ma nel frattempo governo e comuni continuano sul percorso di sempre, quello della rovina ambientale spesso in nome di un’occupazione che non si vede. Una scusa che non regge se si leggono i dati relativi alla nostra provincia. Piombino come Livorno e la Solvay fanno da esempi per tutti. “L’altra economia”, perché così viene definita dai più, può produrre più occupazione di quanto faccia l’attuale sistema economico. Gli operai a entrare nella solvay, infatti, sono costantemente diminuiti mentre l’industria non ha smesso di consumare le nostre risorse per produzioni inutili e pericolose e che andranno a peggiorare la situazione già drammatica. L’idea di concentrare più poli industriali all’interno dell’area Solvay è una delle follie criminali di questi ultimi anni ed il percorso a ostacoli del terminal gas lo dimostra. Già esistono contestazioni sulla misurazione di ricchezza e sull’egemonia del PIL. Il “bien vivir”, cioè la qualità della vita richiama, più che a una misurazione a un’altra base per considerare la ricchezza. Si parla di “felicià interna lorda” o di Prodotto Interno Solidale”. Lo sterminio dei migranti o rifugiati ambientali che dir si voglia, in atto da parte di questo governo con il sostegno più o meno evidente di molte parti politiche e di diversi altri governi è solo l’effetto delle politiche economiche realizzate in questi anni, ed almeno che non si voglia ripetere contro gli immigrati quel che il nazifascismo ha già fatto verso “gli altri” del secolo scorso bisogna dimostrare il coraggio di affrontare i problemi locali e globali diversamente. Essere dalla parte dei diritti significa dimostrare la volontà di cambiare le cose, altrimenti sono solo parole, e per quanto importante sia il linguaggio i discorsi non serviranno né a salvare la vita dei migranti sui barconi condannati dalla nostra marina militare ai disumani carceri libici, quando va bene, né per assicurare un futuro ai nostri figli.
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