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“Sì Costituzione Day”. Ora o mai più di Stefano Corradino Serve una grande iniziativa nazionale unitaria a difesa della Costituzione Non possiamo assistere in silenzio alle gravi minacce che il presidente del Consiglio ha scagliato contro lo stato di diritto, contro la legalità repubblicana e la carta costituzionale. Siamo ormai in presenza di un disegno teso a sovvertire l'ordine democratico e a mettere sotto tutela le istituzioni democratiche. Articolo21 propone una riunione urgente di tutte le associazioni e movimenti politici e sindacali che hanno promosso e aderito alle manifestazioni del 3 ottobre e del 5 dicembre scorso, per definire un'azione comune e per promuovere UNA GRANDE INIZIATIVA NAZIONALE PER LA COSTITUZIONE che abbia come documento unico la carta costituzionale e come colore unificante la bandiera tricolore, e che si affidi alle parole di personalità come gli ex presidenti Ciampi e Scalfaro. Ci auguriamo, e in questo senso opereremo, che a una simile manifestazione vogliano partecipare anche quei movimenti, associazioni ed esponenti della destra che non intendono accettare una repubblica presidenziale a telecomando unico.
Ora o mai più
In un crescendo di incursioni telefoniche, dal Gr1 alla caserma della Guardia di Finanza di Coppito, il presidente del Consiglio, snocciolando l’ennesimo esaltante sondaggio (senza né fonte né campione) ha comunicato agli italiani: “tornerò alla carica dal 7 gennaio per le riforme costituzionali in tutte le direzioni e per rimodernare lo Stato in tutti i suoi comparti”. Più che una notizia l’affermazione di Silvio Berlusconi suona come un avvertimento, un triste presagio che svela palesemente, dietro gli slogan di un neonato “partito dell’amore” un odio profondo e viscerale verso le istituzioni e le leggi che ne regolamentano il funzionamento.
"Con Berlusconi il nostro resta un assetto costituzionale in ordine, la Carta della Prima Repubblica non è stata abolita. Perché non c'è più bisogno di rifarla: la si può svuotare dall'interno". La tesi del politologo Giovanni Sartori, già essa allarmante per qualsiasi paese normale è stata perfino superata dalla realtà. Dopo averla svuotata nella sostanza oggi il premier ha ben chiaro di stravolgerla anche nella forma: E' una ''legge vecchia di decenni'' che ha ''punti da cambiare” affermava il premier alcune settimane fa parlando coi giornalisti al termine dei lavori del recente Consiglio europeo a Bruxelles.
Le manovre in tal senso sono iniziate dopo l'estate. E come nella migliore tradizione, di piduista memoria, a partire dagli attacchi a giustizia e informazione. Il 9 settembre scorso, per silenziare i giornali che osavano scrivere delle sue scorribande extraconiugali 40 senatori Pdl tra cui Maurizio Gasparri hanno sottoscritto un disegno di legge di modifica dell’articolo 21 della Costituzione. La fine del primo periodo dell'ultimo comma – “sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume” - si propone di integrarlo con “o lesive della dignità della persona o del diritto alla riservatezza”.
Un mese dopo da Sofia, città che gli ispira editti censori e proclami eversivi il premier Berlusconi, autodefinitosi più volte l'erede di Don Luigi Sturzo, dichiara che “vuole mettere mano alla giustizia, a costo di modificare anche la Costituzione”. Peccato che Don Sturzo, fondatore 90 anni fa del Partito Popolare Italiano aveva della nostra Bibbia laica, per dirla con le parole di Ciampi, un concetto assai diverso: “Se la Costituzione cade dal cuore del popolo - affermava Don Sturzo in un discorso al Senato della Repubblica il 27 giugno 1957 - se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà”. Ma forse più che di Don Sturzo Berlusconi è l'erede di Don Lurio come affermava Daniele nel “lontano” 2006. Non Daniele Luttazzi ma Daniele Capezzone, ieri fustigatore del premier e oggi suo portavoce...
I continui attacchi alla Costituzione hanno spinto in questi ultime mesi varie organizzazioni a promuovere mobilitazioni di piazza, nazionali e territoriali. Da quella del 3 ottobre per la libertà d'informazione al No B Day, alle mille piazze promosse dal Partito Democratico. Manifestazioni molto partecipate, segno evidente che c'è una parte consistente di cittadini che non si rassegnano all'idea di subire, quotidianamente, uno stravolgimento delle regole democratiche, un sovvertimento dei principi costituzionali; il passaggio, come ha scritto Sandra Bonsanti sul nostro sito, dallo stato di diritto allo stato della forza. Oggi, alla vigilia della discussione di un nuovo Lodo Alfano, del processo breve e della legge sulle intercettazioni è necessario, anzi vitale, riunire tutti coloro che si riconoscono nei principi fondanti della nostra Costituzione e dare vita ad una grande mobilitazione unitaria. Tertium non datur
Forum Art.21, LEGGI E SOTTOSCRIVI L'APPELLO "PER UNA GRANDE MANIFESTAZIONE UNITARIA"
Articolo21 ha aperto un Forum per una grande manifestazione nazionale unitaria, che abbia come elementi unificanti i valori costituzionali e la bandiera tricolore. Numerose adesioni, di associazioni e individuali (file in aggiornamento continuo)
GIUSEPPE GIULIETTI Chiunque abbia a cuore l'articolo21 della Costituzione non può fingere di non vedere che un parte della destra al Governo vuole utilizzare il gesto di un folle per portare a compimento ben altre follie quali le liste dei giornali buoni e di quelli cattivi, l'espulsione dei giornalisti e dei fatti sgraditi, l'assalto alla rete, la manomissione delle norme in materia di editoria, cinema audiovisivo indipendente. Non ci vuole una grande fantasia per comprendere che si tratta di un passaggio decisivo per la costruzione di una repubblica presidenziale a reti unificate. Per queste ragioni, l'associazione Articolo21 in totale intesa con tutte le realtà che hanno promosso le grandi manifestazioni del 3 ottobre e del 5 dicembre ha deciso di promuovere, in rete, nelle piazze, ovunque, una grande petizione popolare rivolta ai guardiani della costituzione e delle istituzioni affinchè vigilino e contrastino qualsiasi ulteriore tentativo di alterare il diritto dei giornali a informare liberamente e senza intimidazioni e quello dei cittadini a essere informati senza essere soffocati da leggi speciali e da un conflitto di interessi che è ormai diventato una grave metastasi che mina lo stato di diritto e la legalità repubblicana."
VINCENZO VITA Prima di tutto va espressa sincera solidarietà a Silvio Berlusconi per l’assurda azione avvenuta contro di lui. La violenza va sempre condannata. Ciò non toglie, però, che anche le parole pronunciate a Milano inquietano, per di più dopo anni di decostruzione dello spirito pubblico. Ora si sta andando rapidamente oltre la linea d’ombra che separa la democrazia dal regime. Con l’esplicito attacco alla Costituzione repubblicana, nata dall’antifascismo e dalla Resistenza. E’ fondato richiamare, mutatis mutandis, il Comitato di liberazione nazionale, implicitamente evocato dalla recente intervista di Pierferdinando Casini. E’ urgente mettere insieme tutte le opposizioni , dando seguito alle imponenti mobilitazioni dello scorso 3 ottobre sulla libertà di informazione e del 5 dicembre ‘No B day’. Giusta e condivisibile, quindi, è la proposta di costruire una nuova e ancor più grande manifestazione per difendere la Carta costituzionale –C day- dalle sortite presidenzialiste a reti unificate, fatta da Articolo 21 con Federico Orlando e Giuseppe Giulietti. Hanno già risposto con interesse - tra gli altri- Rosy Bindi, David Sassoli, Giovanna Melandri, Pina Picierno, Oliviero Diliberto, Sandra Bonsanti e Bruno Tabacci. L’ipotesi va, ovviamente, discussa innanzitutto con i promotori delle ultime iniziative. Non si tratta, ovviamente, di anteporre la piazza al programma politico. Né di sottovalutare l’impegno capillare sul territorio, come ha dimostrato il successo delle ‘mille piazze’ promosse dal Pd. E’ doveroso, però, dare il segno tangibile, simbolicamente netto, che c’è un’altra Italia, colpita dalla crisi economica e umiliata dall’uso privato e personale delle istituzioni. Fino allo stravolgimento delle regole dello Stato di diritto e alle leggi-vergogna sulla giustizia.
CINZIA DATO Siamo sicuri che Berlusconi voglia una Costituzione? E che si riconosca nel quadro di una democrazia costituzionale e rappresentativa e miri a rafforzarla? Si impone prudenza nel mettere mano ad una sana e robusta Costituzione in una fase critica, in un periodo di turbolenze e cambiamenti, quando questa costituisce un sicuro corrimano per la vita democratica del paese. E si impone prudenza ad avviare una fase costituente con un Parlamento prodotto da una legge elettorale imbarazzante per tutti ma, sembra, irrinunciabile. Per essere espliciti, voglio dichiarare che: non ho una visione statica della Carta costituzionale; sono consapevole del rapporto tra alcuni criteri di garanzia in essa contenuti e il sistema elettorale che dà vita alla maggioranza parlamentare e che è mutato (ma vorrei mutasse ancora); sono consapevole e partecipe del dibattito volto a modificare (modernizzare, secondo alcuni) la forma di governo e di Stato; sono consapevole del rapporto, a volte problematico, tra Costituzione materiale e formale (Costituzione madre o figlia delle leggi e delle prassi); sono consapevole delle nuove realtà sconosciute ai Costituenti, ma così cruciali nella riproduzione sociale e per il funzionamento della democrazia, e ritengo che principi di governance di Televisioni e Internet vadano probabilmente costituzionalizzati, nella coscienza della loro immensa valenza sociale. Malgrado ciò, voglio ,con Articolo 21, indire una grande manifestazione a difesa della Costituzione per dire: ALTOLA’! Perché? Perché non mi lascia tranquilla l’idea di democrazia che anima il riformatore. E neanche la sua idea di Costituzione, (indebolita nelle sue istituzioni rappresentative e in quelle di garanzia) come la sua idea di partito ( estraneo a qualunque forma di organizzazione democratica), di Parlamento ( luogo per screditati famigli dove è meglio che a votare siano i soli capigruppo), di libertà di informazione, di libero mercato ( nel quale il Presidente monopolista non avrebbe probabilmente conosciuto le sue fortune economiche), di autorità garanti, di separazione dei poteri, di maggioranza, di giustizia e molto altro. Qual è la cultura politica della maggioranza odierna? Di quel Parlamento,potenziale Costituente, prodotto dal sistema elettorale rinnegato con abominio. Questo, assomiglia in qualcosa a quella Assemblea Costituente in cui De Gasperi lasciava i banchi del governo agli esponenti dell’opposizione? Da questo Parlamento sono escluse le voci politiche di ampie parti della nostra società, una compressione giustificata con la governabilità, ma certo non accettabile per riscrivere le regole del sistema. Una grande iniziativa popolare potrebbe porre sul tavolo la questione del sistema elettorale. I partiti non lo faranno. Vorrei che i movimenti civici potessero supplire a questo silenzio sulla regola di fondo, quella che dal consenso dei cittadini porta alla formazione delle istituzioni. Una tale iniziativa potrebbe rafforzare la democrazia. Mi interrogo su colui che avverte un più urgente bisogno di svolta costituzionale, oggi, tanto da riproporla a un Paese che poc’anzi gli ha detto “No.Grazie”; su colui che è disposto a forzare per regole non condivise, e non ritiene che nelle regole del gioco si debbano riconoscere tutti, anche solo per affrontare una partita a tresette; su colui che ha realizzato un presidenzialismo preterintenzionale (Sartori) e che, in modo esplicito , non ha esitato a forzare la Costituzione nel legiferare per sè; su colui che controlla grande parte dello spazio per il dibattito pubblico che il Paese deve affrontare per avviare una riforma delle regole fondamentali, de “le regole per le regole”, quelle che i cittadini devono interiorizzare, perché la democrazia ha bisogno di cultura, valori e pratiche, oltre che di regole formali. Ebbene! Costui, che idea ha della democrazia? Non vorrei che per lui la democrazia consistesse nella facoltà ,per il popolo, di scegliersi l’Egocrate, il dittatore mediatico, dopo avere ascoltato da lui “quel che si pensa di voler sentire” così come rilevato dalle tecniche del marketing. Senza valori condivisi da tutti, non c’è democrazia. E vi pare che il clima civile e politico mostri, oggi, la necessaria serenità, maturità e apertura per affrontare una evoluzione del nostro sistema di regole condivise? Senza impegno culturale, senza la partecipazione dei corpi intermedi, con partiti deboli nella società, la democrazia non è affidata ai cittadini, ma alla folla. La Democrazia non è uno spettacolo per il pubblico. Se i cittadini non partecipano, non funziona e, come ricorda Bersani, la democrazia è stata inventata per decidere attraverso la partecipazione e non per partecipare a prescindere dalla decisione. E se una democrazia elegge chi non crede nella democrazia? In questo caso c’è un sistema complesso, espresso con un corpo di regole primarie, fondamentali, che stabiliscono chi è autorizzato a prendere decisioni, entro quali limiti e con quali procedure, Per questo la democrazia differisce dalla forma di governo autocratico. Le istituzioni nascono quando l’uomo scopre il male fuori e dentro di se, è stato detto, anche l’uomo governante. Le Costituzioni democratiche mettono un argine al potere dei governanti. Il principio di maggioranza ,in democrazia, non è la legge della giungla , dove il più forte ha ragione. E’ un principio che si fa carico delle minoranze . Una maggioranza, anche effettiva, non può assumere decisioni che conculchino diritti democratici di alcuno ed è la Costituzione che assicura che non venga contrabbandato per governo del popolo quel che non lo è. Pasolini metteva in guardia:se la democrazia può essere l’arte di far credere al popolo di essere lui a comandare, l’Italia è il paese più ricco di arte. Vogliamo intenderci con tutti i cittadini su cos’è una democrazia liberale e rappresentativa prima di toccare la Costituzione? E vogliamo confrontare questo con teorie e prassi del capo della maggioranza parlamentare, Presidente del Consiglio e impetuoso riformatore? Si può temere ,a volte, che ad animarlo non sia la visione riformatrice di un sistema politico democratico, ma che semplicemente, a lui, una Costituzione democratica dia sostanzialmente fastidio e non serva. Si può temere che il Presidente, la Costituzione, non la voglia. Che ,in essa, veda solo un ostacolo al proprio esercizio del potere. Perché è questa e non altra la funzione di una buona Carta. C’è anche il non secondario problema della libertà di informazione, che è costitutiva della democrazia. Già Madison giudicava irragionevole dare potere al popolo privandolo dell’informazione senza la quale si danno gli abusi di potere. Un governo popolare, scriveva, quando il popolo non sia informato e non disponga di mezzi per acquisire informazioni, può essere solo il preludio a una farsa o una tragedia. Forse a entrambi. E poi, il clima civile che regna nel paese non è tra i più evoluti, si affaccia la tentazione perenne dell’uomo primitivo di cui parlava Norberto Bobbio. L’egoismo, il particolarismo di interi partiti, la tentazione di ignorare che gli altri non sono solo i miei figli, ma tutti gli umani, e di far tacere la coscienza morale che unisce tutti. A volte, sulla evidenza della ragione ha la meglio l’oscurità dell’istinto, sul sapere scientifico, le superstizioni, sull’educazione civile, il fanatismo, “dalla classe sorge il classismo, dalla nazione il nazionalismo, dalla razza il razzismo” “Una democrazia che non sia il rivestimento formale di una società aperta, fondata sulla responsabilità individuale e il pluralismo è ingannevole”. E attualmente ,nel discorso pubblico italiano, vi sono aspetti che ci facciano sperare nella capacità di andare sempre più verso una società aperta ? Io credo in altra Costituzione davvero urgente ,che non è solo quella europea, ma quella per la globalizzazione. Abbiamo bisogno di una concezione globale dei poteri pubblici e della società civile, dei diritti fondamentali e dell’affermazione globale del diritto di eguaglianza di tutti davanti alla legge, siano essi Stati, organizzazioni o individui. Di questo dobbiamo parlare oggi, in Italia e non solo, e possiamo farlo a partire dalla nostra Grande Costituzione.
GIAN MARIO GILLIO I segnali della pericolosa deriva antidemocratica in Italia sono evidenti, citiamo solo alcuni esempi: le decisioni politiche in materia d’immigrazione; gli attacchi alla libertà di informazione (tra i più recenti ricordiamo le querele giunte a Unità e Repubblica, con l’esosa richiesta di risarcimento danni); i faziosi editoriali usati per delegittimare magistrati, intellettuali, politici, nell’intento di imbavagliare tutto ciò che si differenzia dal pensiero unico; per arrivare, infine, al nuovo «editto di Bonn» (dopo quello «bulgaro», che servì a epurare giornalisti e conduttori televisivi scomodi a Berlusconi). Questa volta l’attacco alla Consulta e alla nostra Carta costituzionale è arrivato in modo chiaro ed esplicito dal presidente del Consiglio: «La maggioranza sta lavorando per cambiare la situazione, anche attraverso una riforma della Costituzione». La sovranità in Italia, secondo Berlusconi, sarebbe dunque passata dal Parlamento al «partito dei giudici»; una risposta dura – «un attacco violento» come ha chiosato il presidente Napolitano – proprio per il fatto che la sesta Commissione del Csm ha denunciato chiari elementi di incostituzionalità nel testo del ddl sul processo breve. Un’ulteriore prova di forza per indebolire e delegittimare la Costituzione italiana, testo unico e prezioso, che ancor oggi emoziona per il suo lungimirante e democratico contenuto. Il controllo dei media non è dunque l’unico mezzo usato da «mister B» per minare i principi fondamentali della democrazia del nostro paese. Il passo è dunque breve: dal bavaglio all’informazione si vuole arrivare all’offuscamento della nostra Costituzione. Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, ci invita a riflettere: «Il tempo per salvare la Costituzione ormai è scaduto, scendiamo in piazza». Ma qualcosa possiamo – e, direi, dobbiamo – fare, aderendo alla proposta di una manifestazione unitaria per difendere la nostra Costituzione. Oggi non possiamo tuttavia prescindere, alla luce delle ultime dichiarazioni del pentito Spatuzza (pur essendo necessario verificarne attentamente l’attendibilità e la veridicità) da un altro fattore di pericolo per la nostra Repubblica democratica: la mafia. Mafia, camorra,’ndrangheta, sono realtà che – per citare Saviano – sarebbe erroneo definire territoriali: la «piovra da colletto bianco» ha preso tutto e questa situazione non ci rende liberi, ma schiavi e burattini nelle mani del potere di pochi che oggi tengono in ostaggio l’intero paese. A questo modus operandi l’Italia deve necessariamente ribellarsi. «Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. È una questione di diritto», ricorda Saviano nell’appello inviato al presidente del Consiglio, al quale chiede di ritirare la legge sul «processo breve». Appello che ha superato il mezzo milione di firme e che sottintende: è ora di tornare alla Costituzione e alla legalità! La giustizia non è per pochi, lo dice la stessa Carta: la giustizia dev’essere uguale per tutti. Ed è forse per questo che si desidera così fortemente modificarla. Per questo motivo è importante – dopo la manifestazione per la libertà di stampa del 3 ottobre scorso – scendere nuovamente in piazza, proprio per rendere omaggio alle donne e agli uomini che ci hanno insegnato a credere nella legalità e nei valori della nostra Costituzione, per impedire che la forza prevalga sulla ragione e sui diritti, per dare voce a tutte le vittime di ingiustizie e soprusi e, infine, per dare pari dignità alle minoranze etniche, culturali e religiose. Da ora, da subito, è il momento di cambiare, noi per primi, e intervenire su ciò che riteniamo inaccettabile. Possiamo guardare ai grandi esempi del passato: al sogno di un mondo migliore fondato sulla pace tra i popoli di Giorgio La Pira; a una società slegata dalle costrizioni mafiose, auspicata da Danilo Dolci, proprio come fece il pastore valdese Pietro Valdo Panascia con il manifesto di denuncia responsabilizzante dal titolo «Iniziativa per il rispetto della vita», appeso per le strade di Palermo dopo la strage di Ciaculli del 1963. Solo osando, e con coraggio, potremo far sentire le nostre voci e rompere quest’odioso muro di omertà. Alle associazioni e alle forze politiche, ai gruppi spontanei su internet, ai sindacati, che si battono per la legalità e i diritti, chiediamo di unirsi, aldilà di possibili divergenze, e di alzare le mani al cielo, di scendere in piazza, per tenere in una mano la nostra Costituzione e nell’altra l’Agenda rossa di Borsellino. Un gesto simbolico, certamente, ma necessario per riappropriarci della verità dei fatti e della nostra dignità, per difendere i nostri diritti ma anche per dovere di responsabilità verso il nostro paese. E se anche questa volta si vorrà scegliere un colore, dall’assemblea di Articolo 21 è arrivata l’idea: dopo il viola del «No Berlusconi day», il tricolore della bandiera italiana per il «Sì Costituzione day» |