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Scritto da Annalisa Di Nuzzo   
domenica 31 gennaio 2010
Indice articolo
Letteratura della migrazione
Pagina 2
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Al di là del mare: l’immaginario del bel paese nella nuova letteratura italiana della migrazione.

di Annalisa Di Nuzzo (prof. a contratto Antropologia culturale Università degli Studi di Salerno- Fac. Scienze della Formazione.)

 Patricio sentiva infatti di fare quel viaggio di ritorno che il nonno non aveva più bisogno di fare …….lo consigliò di lasciar perdere l’Italia, di non andare a scoprire di persona quello che lui poteva raccontargli della vita di emigrante …….ma Patricio partì una mattina dicendo che nella terra  di suo nonno lui sarebbe diventato il miglior falegname del mondo…….  Quello conclusivo è uno dei momenti più significativi e del racconto di Martha Elvira Patiño, scrittrice messicana immigrata in Italia, figlia di seconda generazione italiana. Nella sua scrittura si condensano e vengono rivisitati gli elementi tipici della letteratura dell’emigrazione, un insieme di caratteristiche fortemente innovative specialmente per la scrittura italiana e per la rilettura di un immaginario dell’Italia definito da una nuova soggettività che è allo stesso tempo emigrata ed immigrata .
Al di là del mare è una breve e surreale saga familiare, un voler ritrovare radici e appartenenze, stereotipi e immaginari, tensioni profonde e radicate, nostalgie e desideri di cambiamento, alla luce di una Italia sognata, inventata, vissuta. La narrazione, come spesso accade, è affidata ad un’identità che conserva quella memoria domestica  affidata nelle culture popolari e non, al femminile. È a partire da Justina, l’io narrante, infatti, che si riavvia il legame tra passato e presente e una nuova spinta ad investire nel futuro. Quando Patrizio compì diciannove anni, lei, vedendolo ormai un uomo, capì che era giunto il momento di parlargli più a fondo della sua famiglia   È una trasmissione tra madre e figlio che mette in moto un mondo che si ridefisce in questo ragazzo che si affaccia alla vita. Il racconto è inserito in una nutrita antologia di scrittori immigrati che ha scelto l’italiano come lingua, di  una letteratura dell’immigrazione. Il fenomeno è ormai sedimentato ed è opportuno per un antropologo continuare a studiarne le stratificazioni simboliche e le costruzioni linguistiche e metalinguistiche che rilascia,  per verificare quanto della letteratura dell’emigrazione sia ancora presente e quanto sia riplasmato attraverso le nuove dinamiche identitarie. Ovvero se è ancora presente gran parte del repertorio dei motivi della letteratura antropologica dell’emigrazione quali: la disgregazione dei nuclei familiari, i fenomeni di spaesamento, il tarlo della nostalgia, lo shock culturale, la diversa percezione del tempo, dell’amore e dei rapporti sessuali, lo stato di sospensione e di crisi identitaria in cui si vive una patria sognandone un’altra e viceversa.   In questa ottica la nuova letteratura dell’immigrazione offre una immagine dell’Italia sospesa tra nostalgia del passato e desiderio del ritorno, ma un ritorno che possa restituire una nuova identità plurima, senza sconfitte né rivincite. Il racconto conserva persistenze di temi, ma ne annovera altri. Si inscrive nella tradizione della letteratura sud-americana surreale e fantastica,  (penso al canonico Cent’anni di solitudine ) tuttavia si  innestano elementi  tipicamente italiani.  La composizione familiare è già un esempio di complessa coniugazione etnica: il protagonista è nipote  di un immigrato italiano e di una indio messicana,  vive in un un nucleo familiare monogenitoriale come molte famiglie sud- americane attuali, ma anche come quelle delle  diverse  fasi  dell’emigrazione italiana. Nuclei caratterizzati da una forte presenza materna, che si fa detentrice del patrimonio identitario da trasmettere attraverso il racconto e la memoria, restituendo già una doppia appartenenza. Un padre assente, dunque, ma tuttavia molto presente nella rievocazione, che ci restituisce i primi stereotipi ed immaginari relativi all’Italia.


 
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