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Scritto da Administrator   
giovedì 03 giugno 2010

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E' atteso in mattinata il rientro dei sei attivisti italiani rilasciati da Israele dopo il blitz contro la flottiglia filo-palestinese. Cinque di loro sono arrivati stanotte ad Istanbul, mentre un altro dovrebbe rientrare direttamente da Tel Aviv.

"Siamo stati picchiati, prima sulla nave dai militari e poi ancora poco fa all'aeroporto" israeliano, racconta l'anarchico milanese Giuseppe Fallisi. "E' stato un vero e
proprio rapimento", afferma la giornalista torinese Angela Lano.

Il blitz "sembrava una scena di 'Apocalypse now"', commenta il romagnolo Manuel Zani. Il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi vede oggi il presidente dell'Anp Abu Mazen e il premier palestinese Salam Fayyad.

Problematico il riconoscimento delle vittime
E' problematica l'identificazione delle nove vittime del blitz condotto domenica da un commando israeliano contro la nave di attivisti filo-palestinesi Marmara, mentre era diretta verso Gaza. Lo riferisce il quotidiano Yediot Ahronot.
I cadaveri sono custoditi nell'Istituto di medicina legale di Abu Kabir (Tel Aviv). Il giornale ha appreso che si tratta di uomini, di eta' compresa fra 20 e 50 anni. Il quotidiano lascia implicitamente intendere che potrebbero aver fatto parte delle decine di militanti armati di spranghe e di coltelli che, all'inizio dell'operazione - secondo la versione delle autorita' israeliane - si sono avventati contro i membri del commando israeliano.
Per identificarli, aggiunge il giornale, la polizia israeliana ha chiesto la collaborazione delle autorita' turche.
In particolare si procede secondo una tecnica di eliminazione: dalla lista delle centinaia di passeggeri saliti a bordo della Marmara vengono depennati i nomi degli attivisti arrestati al loro sbarco forzato nel porto di Ashdod (a sud di Tel Aviv), la cui espulsione ha avuto inizio ieri.           da rainews 24   

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Ha ragione Obama: ci sarebbero certo modi migliori e più efficaci di aiutare Gaza. Peccato che la comunità internazionale, e lui per primo, non li voglia usare. Gli Stati Uniti all'ONU hanno votato contro la richiesta di una commissione di inchiesta indipendente e imparziale.
E allora, quali sono i modi migliori? C'è voluta la Freedom Flotilla per far accendere di nuovo i riflettori su Gaza.
E non ci saranno altri modi, purtroppo, fino a quando la comunità internazionale sarà complice e silente di fronte alle immani violazioni del diritto internazionale compiute da Israele a Gaza – perché l'assedio è un crimine perseguito dalla Convenzione di Ginevra – e in Palestina.

Che anche l'Italia abbia votato contro la Commissione di Inchiesta – contribuendo con l'Olanda agli unici tre voti contrari nella Commissione ONU dei Diritti Umani- non ci stupisce proprio. Da Piazza Fontana alla Diaz (di cui sinistramente l'attacco alla Freedom Flotilla sembra ripetere perfino i dettagli delle menzogne e dei depistaggi) il nostro paese ha una antica tradizione di copertura delle stragi che anche ieri non ha smentito, calpestando la nostra dignità.

Nessun paese del continente europeo, tranne la Bosnia Erzegovina, la Slovenia e la Federazione Russa , ha votato a favore. Francia, Belgio, Regno Unito, Ungheria, Slovacchia si sono astenute. Ma non eravamo l'Europa culla del diritto, della democrazia, dei diritti umani? Dove è finita tutta la retorica di cui ci ammantiamo?
La smetta l'Europa di guardare dall'alto in basso il mondo. E si vergogni.
Società civili di molti paesi di cultura islamica hanno aderito in massa alla teoria e alla pratica della disobbedienza civile nonviolenta che la società civile palestinese ha scelto da tempo come alternativa all'ignavia e alla violenza, e la stanno mettendo in pratica. I loro governi li difendono.
Questa è la vera, grande novità della Freedom Flotilla, questo può cambiare lo scenario della solidarietà e anche quello della politica internazionale.
E anche su questo la nostra Europa, la nostra Italia, è razzista. I morti ammazzati nel blitz israeliano non sono bianchi e cristiani e occidentali, quindi non contano. Neppure il numero preciso interessa più. Sono spariti, dimostrando che siamo sempre più un continente e un paese di incivili.
Per tutto questo, per Gaza, per i palestinesi, ma anche per un futuro decente in Israele e anche qui da noi, siamo tutti sulla Rachel Corrie. Chiediamo alla politica del mondo di proteggerla.
Aderiamo e partecipiamo a tutte le manifestazioni di questi giorni.

 

 

Ultimo aggiornamento ( giovedì 03 marzo 2011 )
 
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