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Scritto da Administrator   
giovedì 29 luglio 2010

L’estate torrida dei Cie italiani
Rivolte, scioperi, violenze aggravate dai sei mesi di trattenimento

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Che "ospiti" ingrati quelli dei Cie italiani.
Il Governo ha prolungato la loro possibile permanenza nei Cie fino a sei mesi perchè loro non collaborano a farsi espellere verso i paesi da cui sono partiti (o altri come è avvenuto in passato) e loro tentano di scappare. I sei mesi di trattenimento nei Cie, così come prolungati dal pacchetto sicurezza, cominciano a far sentire i loro effetti più dirompenti proprio da dentro l’inferno dei centri.
Maroni, che aveva previsto di trattenere più a lungo i reclusi, proprio per permetterne "di realizzare veramente le espulsioni", diceva, si è visto costretto negli scorsi giorni, alla scadenza dei 6 mesi di propoghe per molti dei trattenuti, una operazione estesa di espulsioni collettive e giornaliere dei detenuti in procinto di essere liberati, con un telegramma urgente inviato a prefetti e questori.
Così in questi giorni i Cie italiani sono tornati (anche se per la verità mai hanno smesso) ad essere animati da rivolte e fughe, a cui come spesso avviene, sono seguite violenze, denunce, deportazioni.
Eppure dal 1998 ad oggi, l’evoluzione dei centri non si è mai arrestata.
Prima i centri di detenzione sono proliferati su tutto il territorio nazionale. Poi, ai CPT sono stati affiancati i centri di prima accoglienza, quelli di accoglienza per richiedenti asilo, quelli di identificazione componendo un quadro formale di divisione delle competenze che spesso si esauriva in una commistione di luoghi, tempi e modalità brutale e pericolosa. Nel 2007, con il Governo targato Prodi, l’indignazione per l’esistenza dei cpt e le battaglie che l’anno segnata hanno portato il Governo Prodi ad immaginare la via di fuga dell’umanizzazione, dopo che anche la Commissione De Mistura aveva prodotto una relazione sullo stato drammatico dei diritti al loro interno: dobbiamo "superare i Cpt" ci dicevano e a modo loro, ci sono riusciti.
Con il primo decreto sicurezza (Amato 2007) i centri di detenzione avrebbero dovuto "accogliere" anche i cittadini comunitari (leggasi rumeni) che dal circuito della detenzione erano usciti solo pochi mesi prima con l’allargamento a 27 stati del’Ue. Solo l’intervento europeo ha cassato questa possibilità
Poi, con il nuovo Governo Berlusconi ed il Ministero dell’Interno affidato a Maroni, è stata inaugurata (o portata alle estreme conseguenze) la politica securitaria in formato pacchetto (un decreto del maggio 2008, due decreti legislativi dell’ottobre 2008, un disegno di legge del luglio 2009) che hanno portato al prolungamento dei tempi di detenzione nei Cie (centri di identificazione ed espulsio il loro nuovo nome) fino a 6 mesi.
Così oggi ci ritroviamo con il prodotto della Turco Napolitano del 1998, a dodici anni di distanza, sempre più strutturale nella gestione delle migrazioni e del loro sfruttamento.
Non senza contraddizioni.
Moltere Regioni, grazie alle pressioni dei movimenti, hanno rifiutato la costruzione dei Cie nel loro territorio, anche dopo che il Ministro Maroni ne aveva annunciato la costruzione di uno almeno per ogni regione.
La battaglia degli abitanti di lampedusa poi aveva sottolineato la possibilità di rivendicare territori liberi da questi luoghi disumani anche a partire dalla cittadianza che li abita.
In questi giorni gradisca, Vulpitta, Brunelleschi, Corelli, sono stati teatro di rivolte e fughe, di repressione e scioperi.
L’operazione Maroni insomma ha trovato la sua resistenza ovvia e legittima proprio da parte di chi come un oggetto, impotente, sarebbe dovuto salire su un aereo per essere consegnato ad un destino che non aveva scelto.
Cioè che oggi risulta però necessario è ritessere un filo del discorso e della lotta contro i Cie che possa trovare un modo di percorrere le strade insidiose della società nella crisi.
Perchè contro i Cie puoi urlare il dissenso, puoi sperare nella rivolta di chi vi è rinchiuso, oppure insieme, in tanti, potremmo immaginare di ricostruire le condizione per dire no! Ai quelli vecchi come a quelli in costruzione, alla detenzione ed all’espulsione. 

 
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