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Scritto da Administrator   
martedì 27 dicembre 2011

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Dalle parole ai fatti. Per mesi migliaia di persone si sono mobilitate chiedendo il diritto di entrare nei Cie, per poter raccontare all'esterno la violenza istituzionale di quelle strutture. E adesso è arrivato il momento di adempiere a quell'impegno. Ieri è caduta la censura. E già molti di voi ci hanno chiesto come districarsi nella burocrazia delle Prefetture per ottenere l'accredito. Oggi vi spieghiamo tutto. E invitiamo tutti i giornalisti che frequentano questo blog a seguire la procedura. Affinché ogni settimana ci siano storie che rompano il muro del silenzio, in attesa di romperne altre di mura, e liberarci una volta per tutte di questi luoghi di sospensione dello stato di diritto e del principio di inviolabilità della libertà personale.

Partiamo da zero. Con l'abrogazione della circolare 1305, i giornalisti possono visitare i centri di identificazione e espulsione (Cie), i centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e i centri di prima accoglienza (Cpa). Ad autorizzare le visite sono le Prefetture sul cui territorio si trovano i centri. I contatti si trovano su questa pagina del sito del Ministero dell'Interno. Dovete telefonare e farvi passare il Capo di Gabinetto del Prefetto, a cui chiedere un contatto (fax o mail) a cui spedire la richiesta di accredito stampa per visitare il centro. L'ideale è fare spedire il fax o la mail direttamente dalla testata giornalistica per cui lavorate. Oltre ai vostri dati e a quelli della testata, dovete specificare quando volete fare la visita, chi volete intervistare, quanto tempo vi servirà, se volete fare foto, video, audio, o soltanto prendere appunti. Se iscritti all'albo dei giornalisti o dei pubblicisti, anche i free lance possono fare richiesta, pur senza essere incaricati da nessuna testata specifica.

L'autorizzazione resta comunque a totale discrezione del Prefetto, che decide fondamentalmente sulla base delle condizioni del centro. Il che vuol dire che se sono giorni di rivolte, incendi e tensioni, tendenzialmente rinviano o vietano proprio la visita. In quel caso basta insistere, perché comunque nella maggior parte dei casi le risposte sono positive. I tempi di attesa per la risposta possono variare da una settimana ad alcuni mesi.

Una volta dentro, avete diritto a chiedere all'ente gestore i costi della struttura. Potete parlare con i responsabili dell'ufficio immigrazione della polizia e, soprattutto, avete diritto a parlare con i detenuti. Tenete presente che in alcuni centri la polizia tende a sconsigliare, e in alcuni casi a vietare, i colloqui con i detenuti, con la solita scusa della sicurezza dei giornalisti. In realtà avete diritto a incontrarli, e a incontrarli dentro le gabbie dove sono rinchiusi. Dunque insistete, non avete nulla da temere. Al contrario i detenuti hanno sempre una gran voglia di raccontare e denunciare quanto accade loro nei Cie.

Per comunicare con i prigionieri, l'ideale è conoscere almeno l'inglese e il francese, meglio se anche l'arabo. La maggior parte dei reclusi infatti sono arabi e africani (anglofoni e francofoni), e spesso il loro livello di italiano è scarso, o inesistente se sono appena arrivati. Se non avete padronanza delle lingue, fatevi accreditare con un collega che possa aiutarvi con le traduzioni. Altrimenti fatevi aiutare nelle gabbie dai detenuti che parlano meglio l'italiano. Sconsiglio di utilizzare i traduttori degli enti gestori. Cercate di parlare anche con i medici per la questione dell'abuso di psicofarmaci.

Per verificare le informazioni raccolte dalle interviste con i detenuti, è sempre meglio chiedere loro i contatti dei loro avvocati e dei loro parenti e ex datori di lavoro fuori dal Cie. Per fare ciò, è sempre buona cosa insistere con le autorità per avere un tempo sufficiente per raccogliere le testimonianze. L'ideale è farsi mettere per iscritto dalla Prefettura l'orario di durata della visita.

Prima di pubblicare non dimenticatevi però di tutelare la privacy dei vostri intervistati. Alcuni reclusi preferiscono restare anonimi, altri non vogliono essere riconoscibili nelle foto. Ogni scelta è legittima e come tale va rispettata.

I Cie attualmente in funzione, si trovano a Torino, Milano, Modena, Bologna, Gradisca d'Isonzo (Go), Roma, Bari, Brindisi, Lamezia Terme, Trapani (Vulpitta, e Milo). Mentre i Cie di Caltanissetta, Trapani (Chinisia), Crotone, Palazzo San Gervasio (Pz) e Santa Maria Capua Vetere (Cs), sono al momento chiusi. Se vi interessano le sezioni femminili, ce ne sono nei Cie di Torino, Roma, Bologna e Milano. Le sezioni transessuali sono invece a Milano e a Roma. A Cagliari si trova un centro di prima accoglienza (cpa) usato di fatto come un Cie. Il cpa/cie di Lampedusa è al momento chiuso. Prima di andare, studiate le notizie disponibili sul  tag CIE di fortress europe

Per i Cara, vedete la sezione apposita del sito di fortress europe, tenendo presente che nel frattempo è stato aperto il mega Cara di Mineo, a Catania, che probabilmente è il più interessante da visitare nell'immediato.

tratto da http://fortresseurope.blogspot.com

 
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